Proposte concrete per fare startup in Italia - Startup Round-up

Questa settimana vogliamo segnalare un interessante articolo di Stefano Bernardi pubblicato qualche giorno fa sul Corriere del Veneto.

Stefano Bernardi è un angel investor che vive a San Francisco, ma che investe in startup italiane oltre a gestire un gruppo su Facebook (Italian Startup Scene) con più di 10 mila iscritti.

Fatta questa nota introduttiva dell’autore, nel suo articolo Stefano espone una serie di proposte per spostare l’ecosistema startup al centro del tema politico: in pratica la ricetta per rendere l’Italia un paese più competitivo.

Startup innovativa

Sorvolando i problemi, noti a tutti coloro che vogliono fare impresa o startup innovativa, sei sono gli ambiti su cui agire, secondo Stefano Bernardi, che sintetizziamo qui di seguito.

Ecco alcuni dei principali punti della sua ricetta:

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  1. Costituire un fondo dei fondi per venture capital e “obbligare” INPS e altri istituti para-statali ad investire in venture capital.
  2. Creare una nuova forma societaria, sulla base delle C Corporation americane, che abbiano diverse tipologie di classi azionarie e altri vantaggi, ma soprattutto che siano costituibili senza passare da un notaio.
  3. Oltre all’abolizione di alcuni obblighi sulla fattura attuale, la proposta è quella di modificare l’iter della fattura, dall’emissione alla dichiarazione: se la fattura non viene pagata, il creditore può riscuotere la fattura non pagata dall’ufficio delle entrate (o altro ente), il quale poi si rifarà sul debitore; la dichiarazione, infine, dovrebbe essere solo su ciò che è stato pagato o incassato effettivamente.
  4. Meno tassazione sul lavoro, soprattutto per le aziende che assumono e che generano valore e crescita, attraverso un incremento graduale del costo del lavoro.
  5. Flessibilità nelle assunzioni, così da poter assumere a tempo indeterminato, senza restrizioni e con la possibilità di licenziare senza problemi, con lo stato che si prende carico degli ammortizzatori sociali dopo il primo periodo di licenziamento.
  6. Università più pratica e meno teorica, con corsi di economia, gestione risorse umane, imprenditoria e management obbligatori per tutti per poi continuare con specializzazioni, master e progetti pratici.

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