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Il Dlgs 158/215 entrato in vigore il 22.10.2015 ha innalzato il limite: da € 50.000 a € 250.000, oltre il quale il mancato versamento dell’IVA derivante dalla dichiarazione annua assume rilevanza penale.

L’art. 10-ter del Dlgs 74/200, nella nuova formulazione introdotta dal Dlgs 158/15, punisce con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque non versa, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo successivo, l’imposta sul valore aggiunto dovuta in base alla dichiarazione annuale, per un ammontare superiore a € 250.000 per ciascun periodo d’imposta.

Uno degli effetti immediati di tale provvedimento normativo è l’archiviazione giudiziaria di tutti quei procedimenti penali aventi un valore di contestazione compreso tra 50 e 250mila euro, che, in base al principio del “favor rei” possono beneficiare della retroattività della norma.

Quando il mancato versamento assume realmente rilevanza penale

Il dibattito nel corso degli anni ha coinvolto largamente le gerarchie della giurisprudenza, si è discusso e confrontato circa l’atto che scaturisce dalla consumazione del reato di mancato versamento. Una delle tesi più avvalorate dalla difesa pone al centro del dibattito lo stato di necessità che giustifica il reato, è difatti comune la questione di motivare il mancato versamento per mancanza di liquidità, traslazione delle priorità (es. non pago l’IVA per pagare i dipendenti), consapevolezza nella consumazione del reato.

La Corte di Cassazione a sezioni unite, nella sentenza n. 37424 del 12.09.2013, ha posto rilievi circa il fatto che, le violazioni di omesso versamento delle ritenute fiscali (art. 10-bis) e IVA (art. 10-ter) sono punite penalmente a titolo di “dolo generico”, ragion per cui è sufficiente la “coscienza e volontà” di non voler versare le somme dovute all’erario per importi superiori alla soglia quantitativa di legge, per far sì che il reato si sia consumato con rilevanza penale.

Mancanza di liquidità

Per la stessa Corte di Cassazione giustificare il mancato versamento dell’IVA per mancanza di liquidità, elemento oggettivamente dimostrabile dall’analisi degli estratti conto bancari ovvero delle scritture contabili per la cassa, non è sufficiente a escludere la colpevolezza.

Il reo per confermare la sua integrità dovrà quindi dimostrare che la crisi di liquiditànon potesse essere adeguatamente fronteggiata tramite il ricorso a idonee misure da valutarsi in concreto” (sentenza 43559 C.C.).

Contribuente e Irreperibilità delle risorse

Il contribuente è tenuto quindi a dimostrare che, sia stato impossibilitato a reperire le risorse necessarie ad onorare l’adempimento, e, nello stesso tempo, provveduto ad attuare tutte le possibili azioni, anche sfavorevoli al proprio patrimonio, dirette a reperire la liquidità necessaria (es. alienazione di beni aziendali o personali, richiesta di garanzia bancarie, ecc.).

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Lunedì 28 dicembre 2015 scadrà il termine per il versamento dell’IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale relativa all’anno 2014. Coerentemente alle nuove disposizioni entrate in vigore dal 22.10.2015, assumerà rilevanza penale l’omesso versamento di importi superiori a 250.000 € dovuti a titolo di saldo, entro la data di cui sopra.

Lucio Steduto

Lucio Steduto

Dottore Commercialista e Revisore dei Conti, opera nel campo della creazione e dello sviluppo d’impresa, è specializzato in pianificazione fiscale, analisi e fattibilità di un progetto imprenditoriale, ricerca e accreditamento a fondi pubblici per realtà aziendali consolidate e in fase di start-up. Consulente esterno per soggetti pubblici in materia di sviluppo imprenditoriale del territorio e strumenti di finanza a agevolata. Impegnato nello studio e nella ricerca in tema di transfer pricing e fiscalità internazionale, ha pubblicato numerosi articoli sulla tassazione delle Internet Companies.
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